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E' passato ormai più di un anno da questo bel tour della Scozia ed alcuni momenti iniziano a sfumare nella mia non ottima memoria. La visita alle Orcadi non è uno di questi.
Pur avendo visto un bel po' di città in giro per l'Europa, ad oggi non ho avuto modo di visitare luoghi più di tanto esotici. Alla fin fine i panorami Europei non sono poi così radicalmente diversi tra di loro, per quanto un sicilano catapultato in lapponia potrebbe pensarla diversamente. Le Orcadi sono state quindi per me una sorpresa totale perchè mai in vita mia avevo mi era capitato che un posto mi facesse pensare al primo sguardo: "Ma davvero è possibile vivere qui?".
Giungendo dal mare con la grossa nave prenotata il giorno prima con grande fatica da Alessandro in versione "extreme spelling", il primo impatto mi pone di fronte ad un gruppo di isolette che sembrano a mala pena stare a galla sul mare. Sono tanto basse, verdi e poco edificate da non riuscire minimamente ad ostacolare le nubi, che nella loro corsa sul mare si alzano appena quel tanto che basta da avvolgere la terraferma in nebbie improvvise e dense.
Attracchiamo sull'isola principale, quella con la capitale Kirkwall (14.000 abitanti) e scaricata la fidata macchina da sette posti iniziamo la ricognizione di alcuni siti archeologici paleolitici con la loro bella scorta di menhir smangiati dal vento. Ok, lo so, sono solo dei sassoni in piedi in mezzo al nulla, ma sono li da migliaia di anni e qualcosa vorrà dire. O forse no, ma io li trovo comunque affascinanti, anche quando per visitarli rischio di perdere la macchina fotografica e di finire nelle sabbie mobili della verde brughiera Scoz...ehm... non Scozzese, giaccè stando alla guida gli abitanti delle Orcadi pensano agli Scozzesi più o meno come gli Scozzesi pensano agli Inglesi.
Tra le altre attrazioni che visitiamo, ricordo la cattedrale di San Magnus a Kirkwall e la Italian Chapel, una chiesa costruita utilizzando due "baracche" dai prigionieri di guerra italiani durante il secondo conflitto mondiale, completamente affrescata all'interno e restaurata negli anni '60 dagli stessi prigionieri tornati da liberi cittadini a ridare vita alla loro creatura.
Questa chiesa dimostra due cose:
- Che non è che ci sia questo granchè da visitare alle Orcadi, a parte le Orcadi stesse.
- Che quando vogliamo noi italiani sappiamo anche non fare schifo.





